Buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione


I Buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione italiana per proteggere il capitale dal rischio inflazione.

Per proteggere il capitale dall’inflazione oltre ai BTP indicizzati all’inflazione italiana ci sono anche i Buoni Fruttiferi indicizzati all’inflazione italiana emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti che si possono sottoscrivere alle Poste. Sono un altro prodotto del risparmio postale, che in questa fase di incertezza si può prendere in considerazione.
Possono essere la soluzione ideale se non si vuole investire in BTP che sono quotati, i buoni fruttiferi non sono quotati e non si può perdere il capitale investito. Anche in caso di fallimento della CDP o dello Stato sono garantiti al 100%. Anche in caso di haircuit, cioè che l’Italia non riesca a rimborsare il proprio debito e chiede un taglio del debito, come ha fatto la Grecia. Scenario di cui si parla tanto in questo periodo. I sottoscrittori dei buoni fruttiferi non dovrebbero perdere parte del capitale investito, mentre i possessori dei titoli di Stato si .

Ma con questi buoni si deve fare attenzione che l’inflazione non scenda troppo . O che salga troppo perché a quel punto non è più conveniente sottoscriverli ed è meglio investire in buoni fruttiferi ordinari.
Sugli interessi si paga una tassa  più l’imposta di bollo dello 0,15% se il capitale investito supera i 5mila euro.
Sono informa dematerializzata, cioè non sono di carta come i buoni che si sottoscrivevano una volta, si possono richiedere anche da internet se titolari di un Conto BancoPosta, il taglio minimo è di €250.
Attenzione perché questi buoni diventano fruttiferi dopo diciotto mesi, si possono disinvestire in qualsiasi momento ma per ottenere un guadagno si devono tenere almeno per diciotto mesi, cioè producono interessi da subito, a patto di non ritirarli prima dei 18 mesi dalla data di sottoscrizione.
Per calcolare il rendimento sia sul sito di Poste Italiane, sia sul sito della CDT è disponibile un calcolatore per calcolare il rendimento dei buoni fruttiferi.

Se investi in prodotti finanziari indicizzati all’inflazione come i buoni fruttiferi, devi tenere sotto controllo l’inflazione italiana che da qualche anno cresce ma meno del previsto. Questo dato è importante per capire se quel tipo di buono è più conveniente rispetto al buono fruttifero non indicizzato.

Se l’inflazione continua a crescere con un tasso così basso, o peggio ancora si entra in deflazione, cioè quando i prezzi invece di salire scendono e l’inflazione diventa negativa, questo strumento di risparmio rischia di non essere più conveniente.

Si deve tenere sotto controllo il rendimento con un calcolatore che su internet non è difficile trovare e fare le simulazioni per capire quando è conveniente investire in questi buoni indicizzati all’inflazione italiana. Sul sito del professore Beppe Scienza si trovano informazioni più dettagliate e un calcolatore con tanto di foglio excel per fare tutti i calcoli.

Anche se in questo momento l’inflazione sale meno del previsto questo non significa che siamo in deflazione. Per verificarsi questo scenario i prezzi devono calare generando un segno negativo dell’inflazione. Non basta che i prezzi salgono meno del previsto, come quello attuale. Nell’ultima riunione della Bce Draghi ha scongiurato questo scenario, ma qualche economista inizia a credere che presto parte della Ue compreso l’Italia entri in deflazione.